Il fisco riconosce un aiuto concreto: la detrazione affitto studenti, uno sconto IRPEF che consente di recuperare una parte dei canoni pagati per l'alloggio dello studente fuori sede.
Come tutte le agevolazioni fiscali, però, funziona solo se si rispettano condizioni precise: requisiti di distanza, tipologie di contratto ammesse, limiti di spesa e di reddito, documentazione da conservare.
In questa guida vediamo cosa prevede la normativa in vigore, come indicare correttamente la spesa nella dichiarazione dei redditi e cosa cambia per chi studia in un ateneo all'estero.
La detrazione per l'affitto degli studenti universitari fuori sede è prevista dall'articolo 15, comma 1, lettera i-sexies del TUIR (il Testo Unico delle Imposte sui Redditi). Consente di detrarre dall'IRPEF il 19% dei canoni di locazione pagati nell'anno, su un importo massimo di spesa di 2.633 euro: il risparmio effettivo può quindi arrivare a circa 500 euro l'anno.
Un esempio rende l'idea: per una stanza da 350 euro al mese, pari a 4.200 euro l'anno, la detrazione si calcola sul tetto di 2.633 euro e vale quindi 500 euro di IRPEF in meno; per un canone annuo di 2.000 euro, sotto il tetto, lo sconto è di 380 euro. Il beneficio spetta anche a chi paga solo per una parte dell'anno, sempre in proporzione ai canoni effettivamente versati.
Il beneficio spetta agli studenti iscritti a un corso di laurea presso un'università situata in un comune diverso da quello di residenza. È qui che entra in gioco il requisito più noto, quello della detrazione affitto studenti a 100 km: l'ateneo deve trovarsi ad almeno 100 chilometri dal comune di residenza dello studente e, in ogni caso, in una provincia diversa. Le due condizioni devono sussistere entrambe, e la distanza si misura sulla più breve delle vie di comunicazione esistenti, stradale o ferroviaria: basta che una delle due sia pari o superiore a 100 km perché il requisito sia rispettato. [AC1] Attenzione però: per gli studenti residenti in zone montane o disagiate la distanza da considerare è ridotta da 100 a 50 chilometri.
Un punto che le famiglie spesso ignorano è che la detrazione non spetta solo allo studente. Se lo studente è fiscalmente a carico, come accade nella maggior parte dei casi, la detrazione può essere fatta valere dai genitori nella propria dichiarazione dei redditi. Se il figlio è a carico di entrambi, la spesa si ripartisce al 50%, con un massimo di 1.316,50 euro per ciascun genitore, salvo diversa annotazione sul documento di spesa; se il contratto è cointestato a due studenti, ciascuno detrae solo la propria quota di canone. Attenzione però al tetto: i 2.633 euro sono il limite complessivo per contribuente, che non si moltiplica in presenza di più figli fuori sede o di più contratti.
Un caso frequente nella pratica è quello del contratto intestato allo studente ma pagato da un genitore, magari separato dall'altro: la detrazione spetta comunque al genitore (o ai genitori) di cui il ragazzo è fiscalmente a carico, a prescindere da chi ha materialmente eseguito il bonifico, purché il pagamento sia documentato. Per evitare contestazioni, è buona prassi indicare sempre nella causale del bonifico il riferimento al canone, al periodo e al nominativo dello studente.
Non tutti i contratti danno diritto al beneficio. La detrazione affitto studenti fuori sede spetta per i contratti di locazione a uso abitativo regolarmente registrati ai sensi della legge 431/1998, compresi i contratti a canone concordato per studenti universitari e i contratti transitori, anche quando hanno per oggetto una sola stanza o un posto letto. Sono ammessi inoltre i contratti di ospitalità e gli atti di assegnazione in godimento stipulati con università, collegi universitari legalmente riconosciuti, enti per il diritto allo studio e cooperative senza fini di lucro.
Restano invece esclusi i contratti di sublocazione, e il beneficio non spetta agli iscritti alle università telematiche, che per loro natura non richiedono il trasferimento in un'altra città.
Quanto alle spese, conta il canone di locazione effettivamente pagato nell'anno d'imposta: non sono detraibili con questa agevolazione le spese condominiali, le utenze, la caparra o i costi di agenzia, e vanno sottratti eventuali rimborsi ricevuti, per esempio i contributi per l'alloggio erogati dagli enti per il diritto allo studio.
Come tutte le detrazioni al 19% (eccetto quelle espressamente escluse), anche questa risente del reddito complessivo del dichiarante. La detrazione spetta per intero fino a 120.000 euro di reddito; oltre questa soglia decresce progressivamente, fino ad azzerarsi a 240.000 euro.
A partire dall'anno d'imposta 2025, inoltre, la Legge di Bilancio ha introdotto il riordino delle detrazioni per i redditi superiori a 75.000 euro: un tetto massimo di spese complessivamente detraibili, calcolato in base al reddito e al numero di figli a carico. Per le famiglie con redditi medio-alti e più spese detraibili in dichiarazione, la detrazione per l'affitto dello studente concorre a questo plafond insieme alle altre: un motivo in più per pianificare con attenzione quali oneri portare in detrazione e come ripartirli tra i genitori.
Sul piano pratico, la spesa va indicata nel modello 730 o nel modello Redditi Persone Fisiche. Nel 730/2026, relativo all'anno d'imposta 2025, il dato è spesso già presente nella dichiarazione precompilata se i canoni sono stati pagati con strumenti tracciabili, ma va sempre verificato.
Per attestare correttamente il diritto alla detrazione occorre conservare la copia del contratto di locazione registrato, dal quale risultino l'intestazione allo studente (o al genitore con figlio a carico), l'immobile e la durata; le ricevute dei bonifici che provano il pagamento dei canoni nell'anno; la documentazione che dimostra l'iscrizione al corso di laurea e, in caso di controllo, la sussistenza dei requisiti di distanza, per i quali è sufficiente un'autocertificazione. È importante che i pagamenti siano tracciabili ed effettuati dal soggetto che porta la spesa in detrazione o dal familiare di cui lo studente è a carico: canoni pagati in contanti senza quietanza dettagliata sono la prima causa di contestazione in sede di controllo.
Il capitolo che genera più dubbi riguarda chi studia oltre confine. La detrazione affitto studenti all'estero esiste, ma con un perimetro preciso: spetta per i canoni pagati dagli studenti iscritti a un corso di laurea presso un'università situata in uno Stato membro dell'Unione Europea o in uno Stato aderente allo Spazio Economico Europeo (Norvegia, Islanda e Liechtenstein) che garantisca un adeguato scambio di informazioni con l'Italia.
Le condizioni ricalcano quelle previste per l'Italia: devono essere rispettati i requisiti di distanza rispetto al comune di residenza (nella pratica sempre soddisfatti per chi si trasferisce all'estero), e il limite di spesa resta quello complessivo di 2.633 euro annui, anche sommando eventuali canoni pagati in Italia nello stesso anno. Il beneficio può essere fruito dai genitori se lo studente è a loro carico, esattamente come per gli atenei italiani.
Come abbiamo visto, il mercato degli affitti per studenti muove ogni anno migliaia di contratti e coinvolge famiglie che pagano con regolarità e attenzione, anche per non perdere il diritto alla detrazione. Per il proprietario, affittare a studenti fuori sede può essere una scelta redditizia, ma richiede contratti corretti e registrati, pagamenti tracciabili e una gestione puntuale dei rapporti con inquilini e garanti.
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